«Sopprimevo dal mio vocabolario una parola dopo l’altra. Finito il massacro, una sola superstite: Solitudine.
Mi risvegliai appagato.»
E.M. Cioran, L’inconveniente di essere nati, Adelphi, 1991, traduzione di Luigia Zilli.
Per la parola di questa settimana parto da questo aforisma di Cioran. La parola della settimana è, appunto, “solitudine”.
Dal Dizionario della Lingua Italiana Devoto – Oli edizione 2000-2001:
solitudine <so·li·tù·di·ne> s.f. 1. Esclusione da ogni rapporto di presenza o vicinanza altrui (vivere in soltudine) desiderato o ricercato come motivo di pace o di raccolta intimità (cercare la solitudine), oppure sofferto in conseguenza di una totale mancanza d’affetti, di sostegno e di conforto (sentire il peso della solitudine). 2. concr. Ambiente o spazio inabitato e deserto, con un senso di inospitale o sconfinata vastità: le solitudini oceaniche. [Dal lat. solitudo -inis, der. di solus 'solo'].