Circola ancora il luogo comune secondo il quale tradurre poesia è un compito difficile se non impossibile, perché, si afferma, la poesia è ciò che si perde nel processo stesso della traduzione. Dal momento che la poesia è la forma di scrittura che presenta la massima concentrazione di elementi significativi, solo un poeta, secondo molti, può tradurla. In altre parole, la poesia viene in genere considerata l’emanazione diretta della personalità di chi la scrive: un esempio non di comunicazione io-egli (scrittore-lettore), ma di comunicazione io-io (scrittore-scrittore), nel quale, di conseguenza, tutto diventa importante, dalla coesione testuale alla sistemazione grafica delle parole sulla pagina, per non parlare della componente fonetica. La poesia, quindi, andrebbe trasportata interamente nella lingua in cui si traduce, compensando eventuali perdite con altrettante aggiunte.
In realtà, quello dell’intraducibilità della poesia è un falso problema. Il fatto che ogni componimento poetico, come qualsiasi manifestazione linguistica, sia unico e irripetibile, non ha mai impedito agli uomini di cercare di trasporre versi nella propria lingua. Inoltre, se è vero che il traduttore di poesia deve possedere qualche qualità di poeta, e possibilmente avere una discreta conoscenza della poesia scritta nella propria lingua, è altrettanto vero che il poeta, per tradurre bene, deve essere buon traduttore. Accade troppo spesso di imbattersi in traduzioni “poetiche” piene di errori e fraintendimenti. Le capacità compositive che il traduttore possiede nella lingua d’arrivo sono inutili se non c’è a monte un’ottima comprensione della lingua di partenza, nonché un’abilità di traduttore che è connessa ma non coincidente con quella poetica, e che comprende varie sottoabilità (saper decidere a che livello del discorso tradurre, saper usare i dizionari, ecc.).
Va anche detto che non sempre la poesia è “poetica” nel senso appena delineato: non sempre, ovvero, la poesia è comunicazione io-io, espressione lirica immediata dell’interiorità dell’autore. Si ha poesia ogni qual volta una composizione di segni sia suddivisa in unità ritmiche (versi). Per il resto, la poesia può essere utilizzata per qualsiasi scopo, come dimostra l’impiego estensivo che ne fanno i pubblicitari, e contenere qualsiasi cosa, come si vede confrontando opere di generi ed epoche diversi. Si tratta perciò di chiedersi, in ogni occasione, quali sono gli elementi più importanti di una poesia: questi andranno tradotti con la massima precisione possibile, mentre del resto si cercherà di salvare il salvabile. Non bisogna quindi disperare di fronte all’impossibilità di riprodurre esattamente lo stesso effetto che il testo nella lingua di partenza produce sul lettore, ma scegliere la linea di minor danno o di minor resistenza. Per semplificare, in certi casi occorre occuparsi del senso, e sperare che i suoni si mettano a posto da sé; per altre poesie è vero invece il contrario.
Massimiliano Morini, “Tradurre poesia (1): poesia inglese e americana”, in Romana Zacchi – Massimiliano Morini (a cura di), Manuale di traduzioni dall’inglese, Bruno Mondadori, Milano 2002.