Dopo Babele

7 Agosto 2008

Doppiaggio

Archiviato in: appunti — Marina @ 12:00

In linea teorica non sono un’amante della pratica del doppiaggio dei film – pratica, peraltro, poco utilizzata dagli altri paesi europei. Mi piace sentire gli attori recitare in lingua originale, anche se non è detto che io colga perfettamente quello che dicono. Mi piacerebbe, inoltre, come modo per imparare le lingue fin da piccoli: ci si abitua al suono della lingua, si guardano i sottotitoli, si associa e si fa pratica.

Naturalmente, questo vale soprattutto tenendo conto del fatto che la maggior parte dei film che vediamo viene da Hollywood ed è perciò recitata in inglese, che è la lingua più diffusa, mentre con i film, ad esempio, giapponesi sarebbe un tantino più problematico, per non parlare poi dei problemi che dovrebbero affrontare le persone che non sanno la lingua e che quidi in nessun modo riescono a seguire i dialoghi, o degli anziani, che magari farebbero fatica a star dietro ai sottotitoli…

Nel libro che sto leggendo (Manuale di traduzioni dall’inglese, curato da Romana Zacchi e Massimiliano Morini e uscito per Bruno Mondadori nel 2002), Sylvia Notini riporta nel suo saggio stralci da un’intervista alla regista Claire Peploe, apparsa sul “Corriere della Sera” il 6 settembre 2001, in merito al film Il trionfo dell’amore, nel quale all’americana Mira Sorvino era stato richiesto di recitare con accento inglese.

Dice la Peploe: «Una barbarie che esiste solo qui e in pochi altri Paesi [...] A una nazione civile non verrebbe mai in mente di snaturare lo spirito di un’opera strappando agli attori le loro voci e le loro interpretazioni. Il mio è un film di recitazione: conta ogni piccola inflessione, ogni sfumatura, ma tutto verrà distrutto e appiattito da un italiano omogeneizzato». (L’articolo per intero si può leggere qui).

Anche Bernardo Bertolucci, riporta la Notini, «ebbe da commentare sulla questione, ricordando il suo disappunto quando in Ultimo tango a Parigi Marlon Brando, un americano, e Maria Schneider, una francese, furono doppiati nella stessa lingua per il pubblico italiano, facendoli così diventare “connazionali”, e cambiando il significato del film».

Ma, riflette la Notini, «Se è difficile o forse impossibile tradurre una parlata nel doppiaggio di un film, non è forse anche difficile o impossibile tradurre le differenze culturali nel trasporre un testo in una seconda lingua?»

Nel libro c’è anche un saggio di Rosa Maria Bollettieri Bosinelli, interamente dedicato alla traduzione per il cinema, dal quale mi pare interessante citare due passaggi:

«Non è poi così diverso dall’atteggiamento che ci consente di leggere tanta letteratura straniera in traduzione».

«Pasolini sosteneva che dopo aver impiegato anche un’intera settimana per decidere un’inquadratura e studiarla in tutti i minimi particolari, metterci sopra una scritta [un sottotitolo] avrebbe significato rovinare tutto il lavoro e avrebbe coperto parte del senso dell’inquadratura. [...] Nei casi in cui la lingua originale del film sia totalmente sconosciuta, un buon doppiaggio resta la soluzione migliore».

Insomma, resta una questione soggettiva, ma in effetti bisognerebbe riflettere sul fatto che doppiare un film e tradurre un libro non sono due cose diverse, perciò se si accetta la possibilità della traduzione si dovrebbe accettare anche la possibilità del doppiaggio. Molto si perde, ma molto altro si guadagna, forse.

3 Commenti »

  1. In effetti, io mi sono chiesta perché si discute tanto sul tema del doppiaggio sì-doppiaggio no, ma nessuno (o pochissimi) mettono in discussione la traduzione della letteratura.

    Io credo che qualunque traduzione – per il cinema, la letteratura, la saggistica, ecc. – vada fatta con cura da professionisti seri e la scelta dei doppiatori debba essere fatta con attenzione. Comunque, io credo che i film vadano doppiati, non sottotitolati, perché i film sono fatti per essere guardati e ascoltati, non letti.

    Comment di Francesca — 23 Febbraio 2009 @ 11:04 | Replica

  2. Aggiungo che le sfumature degli accenti vengano colte dai madrelingua o da gente che sa benissimo una lingua, ma temo che non verrebbero apprezzate da molti spettatori che non conoscono la lingua originale di un film ad un livello avanzato o quasi madrelingua.

    Comment di Francesca — 23 Febbraio 2009 @ 11:06 | Replica

  3. Scusa il ritardo, Francesca, questo blog mi sta morendo… Grazie dei tuoi commenti, in effetti potresti avere ragione, soprattutto quando dici che molte sfumature dialettali/regionali non sarebbero affatto comprese da moltissimi spettatori di film…

    Comment di Marina — 3 Marzo 2009 @ 20:29 | Replica


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